Homo Sapiens non urinat in ventum (i.e. design for biodiversity)

Homo Sapiens non urinat in ventum (i.e. design for biodiversity)

Homo Sapiens non urinat in ventum. We will not talk about this strange Latin or about the reason why it was written on a architrave in Amsterdam center, we will just make of it our resume for the Green Collective Symposium dealing with design for biodiversity, that 21am attended on March, 19th.

The relation between product design and biodiversity, the subject proposed for the symposium, was not easy to get: 21am had developed its own point of view setting the production system in relation with the regional distinctiveness, what was however the Green Collective point of view?

With surpise (and satisfacion) or thought came out to be perfectly aligned with what proposed at the Openbare Bibliotheek: design, shall it be product, service of architecture, cannot set aside from the evaluation of the area the production process will be hosted by. The choice of raw materials or processes activates, in fact, several chain reactions like the variation in the distribution of raw materials demand or the modification in work management up to the redefinition of landscape itself: it is impossible to think about controlling all these elements in any single design act, but there is an alternative way made of awareness and knowledge.

Let’s talk about Italy, its millennial history, its wonderful landscape that is, mainly, the outcome of a wise struggle of man exploiting the peculiarities of each area to produce artifacts he needed, generating so a great richness and variety in agricultural production and artisanship. Modernity often refused this matter, unable to perceive the value of such a diversity and aiming instead to homegenisation due to a short minded mass production principle. 21am believes it is right and moreover smart become aware of the materials and processes heritage surrounding us, the outcome of history and tradition but also a huge opportunity in terms of rich offer of solutions. Such an awareness allows to choose the best materials and processes for each product, linking also to territorial diversity and richness, defending and giving new life to its soul and landscape. It is not only an ethical and conscious choice, but also a clever exploitation of a gift we inherited: some wrong choices, even if not so consciously taken, always came badly back. It is wise, so, to avoid.

Homo Sapiens non urinat in ventum. Non parleremo di questo strano latino né del perché esso campeggi inciso su un architrave in pieno centro di Amsterdam,  ma ne faremo la sintesi del Green Collective Symposium a tema design for biodiversity, cui 21am ha partecipato lo scorso 19 marzo.

La relazione tra design di prodotto e biodiversità, tema proposto per il simposio, non è stata di facile interpretazione: 21am aveva elaborato una propria lettura ponendo il sistema di produzione in rapporto con le specificità territoriali, qual era però il punto di vista del Green Collective?

Con sorpresa (e soddisfazione) il nostro pensiero si è dimostrato perfettamente in linea con quanto proposto alla Openbare Bibliotheek: la progettazione, sia essa di prodotto, servizio, architettura, non può prescindere dalla valutazione del sistema territoriale che ospita il processo di produzione. La scelta di una materia prima o di una lavorazione genera infatti una serie di effetti a catena che vanno dalla variazione dell’equilibrio nella domanda delle materie prime alla modifica dell’organizzazione del lavoro fino ad una ridefinizione dello stesso paesaggio: non è pensabile proporsi di riuscire a controllare tutti questi elementi in ogni singolo atto progettuale, ma esiste un’alternativa fatta di coscienza e conoscenza.

Prendiamo l’Italia, la sua storia plurimillenaria, il suo meraviglioso paesaggio il quale è, principalmente, frutto di un sapiente intervento dell’uomo che ha sfruttato le specificità di ogni luogo per produrre gli artefatti di cui aveva bisogno, generando quindi una grande ricchezza e varietà di produzioni agricole ed artigianali. La modernità si è spesso scontrata con questa realtà, incapace di percepire la ricchezza di una tale diversità e perseguendo invece una omogeneizzazione dettata da una cieca interpretazione del principio della produzione di massa. 21am crede sia giusto e soprattutto intelligente prendere coscienza del patrimonio di materiali e lavorazioni che ci circonda, frutto della storia e della tradizione ed anche enorme opportunità quale ricca offerta di soluzioni; una tale conoscenza permette la scelta dei materiali e delle lavorazioni migliori per ogni singolo prodotto, legandolo inoltre alle specificità ed alla ricchezza di un territorio, preservando e dando nuovo vigore al suo carattere ed al suo paesaggio. Non si tratta solo di una scelta etica e cosciente, ma anche di sfruttamento intelligente di un patrimonio che ci è stato tramandato: alcune scelte sbagliate, seppur prese con leggerezza, ci danneggiano prima o poi. E’ saggio, quindi, evitare.

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